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Il Mago Chiozzino

Al termine della via del Turco, si trova il vòlto detto "del Diavolo" o "del Chiozzino", dal nome dello stravagante personaggio che, ricevuta la visita del demonio sotto le spoglie di tal Fedele Magrino, strinse con lui un patto.

 

L'ingegner Bartolomeo Chiozzi abitava al numero 29 nella via Grande, in un palazzetto dall'aspetto austero, nei pressi di un arco a tutto sesto. Era giunto a Ferrara dalla città di Mantova, dove era nato nel 1744. Appariva raramente in pubblico, tutto preso com'era dai suoi studi e dalle sue ricerche nel campo della Fisica. Lo accompagnava sempre il suo fedelissimo servitore e garzone, un certo Magrino. I due personaggi, taciturni e riservati, risvegliavano curiosità e incutevano disagio negli abitanti del rione. A quel tempo la scienza era ancora velata di mistero e considerata al pari della stregoneria. Per questo l'ingegnere aveva fama di essere una sorta di personaggio malefico con poteri demoniaci che gli venivano conferiti da quel suo servo. Si diceva che, rovistando in cantina, avesse scovato un libro di formule magiche per evocare il demonio e per stringere con lui un patto d'alleanza. Anche i suoi provvidenziali interventi di idraulica per tenere sotto controllo le piene del Po erano considerati magia. Spesso di notte, oltre i vetri, si vedevano lampeggiare strani bagliori, luci verdastre, lingue sottili di fuoco, sibili ed altre diavolerie. Così cominciò a girare il sospetto che il signor ingegnere avesse venduto l'anima al diavolo; e in città presero a chiamarlo Mago Chiozzino. Una mattina, seguito dal Fedele Magrino, giunto alla Chiesa di San Domenico fu colto da un'imprevedibile smania di entrare, forse per gli effetti delle preghiere della devota moglie. Il servo tentava di impedirglielo, ma lui lo mandò a casa con una scusa. Entrò in chiesa, fu accolto da un padre domenicano, dalla musica di un organo e si abbandonò ad un pianto liberatorio. Mentre riceveva la benedizione, giunse trafelato Magrino che dovette assistere alla scena. Un fremito gli scosse il corpo, il ventre gli si gonfiò, i suoi occhi diventarono di fuoco e i piedi assunsero forma caprina. Nel tentativo di entrare alcune gocce d'acqua benedetta raggiunsero Magrino, per cui preso da un moto di rabbia, diede una zampata sulla porta e bestemmiando corse via nel Barco. E' soprannominato Urlone del Barco.

(tratto da "Fatti, miracoli e leggende di Ferrara antica" di M. T. Mistri Parente)

ultima modifica 10/11/2014 13:37
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