La mostra di primavera di
Palazzo Diamanti rende omaggio ad un personaggio tra i più affascinanti nel mondo dell’arte del secondo Novecento. Aimé Maeght fu esperto conoscitore d’arte, collezionista ed editore. La sua prima galleria, aperta a Parigi nel 1945, fu inaugurata da una personale di Matisse, e da allora la Galerie Maeght fu il punto di riferimento di artisti del calibro di Kandinsky, Chagall, Braque, Miró, Giacometti.
Le opere che giungeranno a Ferrara provengono dalla Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence, presso Nizza, un grande museo e centro espositivo nato dall’iniziativa del collezionista, che conserva opere di tutte le principali correnti del Novecento. Un centinaio di opere - soprattutto dipinti, ma anche
sculture, ceramiche, disegni, incisioni, fotografie storiche e volumi
illustrati delle Edizioni Maeght permettono di ricostruire un affascinante
affresco della vita artistica francese del secondo dopoguerra.
A differenza della maggioranza delle gallerie dell'epoca,
che sostenevano un'unica tendenza artistica, Aimé spaziò dall'arte figurativa
all'arte astratta, seguendo una propria poetica personale e una ricerca
instancabile della qualità, dimostrando un atteggiamento di grande apertura
raro nel panorama delle gallerie dell'epoca.
Una costante nell'attività di Maeght fu amicizia che lo
legava ai propri artisti, soprattutto Matisse e
Giacometti. Quest'ultimo è
presente con una serie di bronzi che ne esprimono la profonda sensibilità
esistenziale.
Di
Braque, maestro indiscusso dell'arte moderna, sono
esposte opere che ne testimoniano il riaccostarsi alla litografia e ai libri
illustrati.
Una sezione della rassegna è dedicata ad uno degli episodi
che fecero più scalpore nella storia della galleria, l'esposizione Le
Surréalisme del 1947 organizzata da André Breton e Marcel Duchamp, della quale
è presentata la celebre tela "Superstizione – Serpente" di
Miró. Dello stesso artista, una delle presenze più assidue della galleria, sono esposte numerose litografie ed
acqueforti.
La sezione dedicata a
Chagall riunisce un ventaglio di
tecniche esplorate dall'artista russo per ricreare visivamente il proprio mondo
poetico: vedute parigine popolate di coppie di amanti, galli fantastici, asini
alati.
Si passa poi al versante opposto dell'astrazione, con
artisti di diversa provenienza, come
Kandinsky,
Léger,
Van Velde e
Tal Coat.
La sezione 'Bianco e nero' rende omaggio alla sensibilità di
Aimé per l'attività grafica e le ricerche incentrate sull'economia dei mezzi
espressivi, di cui è esempio emblematico il grande "Cespuglio"
realizzato da
Matisse, a cui fa da contrappunto il sorprendente
"mobile" "In piedi" dell'americano Alexander
Calder.
La mostra si chiude con un'ampia sezione dedicata alla Fondazione:
affascinanti foto storiche ricostruiscono la nascita e momenti della vita di
questo straordinario complesso, che offrì a molti artisti l'opportunità di
lavorare su grande scala: Braque realizzò il mosaico della piscina e la vetrata
della cappella, mentre le grandi sculture di Giacometti si stagliano sul
cortile terrazzato, uno degli angoli più compiuti e intensi della Fondazione