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Guido Carli

L’attività professionale di Carli si collocò tra diritto ed economia

Guido Carli nasce a Brescia, dove il padre, sociologo ed economista, operò a lungo, il 28 marzo 1914 da Filippo e da Egina Chiaretti.

Il clima familiare entro il quale visse era quello tipico dell’alta borghesia professionale italiana, caratterizzato da un’educazione volta a inculcare uno spiccato senso del dovere individuale e sociale, della parsimonia nei costumi di vita e dell’amore per l’erudizione e la cultura. Dal punto di vista intellettuale, fu determinante l’ambiente con cui entrò in contatto alla facoltà di giurisprudenza di Padova, oltre la lezione del padre impegnato a innestare nel ceppo del liberalismo il nazionalismo economico e la dottrina corporativa.

Carli espresse pubblicamente in più occasioni la sua avversione alla politica economica del fascismo. All’università ebbe come maestro Marco Fanno, economista di scuola einaudiana, che lo indirizzò verso le teorie del liberismo e col quale si laureò nell’anno accademico 1935-36.
L’attività professionale di Carli si collocò tra diritto ed economia, con una specializzazione sui temi istituzionali della stabilità monetaria e della libera circolazione dei beni e dei capitali, al cui perseguimento dedicò gran parte del suo impegno nelle diverse istituzioni pubbliche e private e in cui operò per quasi mezzo secolo. Questa specializzazione lo portò a essere, nell’immediato dopoguerra e fino alla sua scomparsa, uno dei protagonisti della trasformazione istituzionale dell’Italia da società chiusa a economia protetta in società aperta a economia di mercato, contribuendo alla messa a punto di meccanismi istituzionali nazionali e sopranazionali, soprattutto di natura monetaria.

Le sue prime esperienze risalgono alla metà degli anni Trenta all'IRI. Qui cominciò a lavorare sotto la guida di Pasquale Saraceno.
Nel 1945 fu chiamato a far parte della Consulta nazionale su designazione del Partito liberale italiano, a cui si era avvicinato nel 1943.
Nel 1947 fece parte della delegazione incaricata di trattare l’adesione dell’Italia agli accordi monetari di Bretton Woods. Completato l’iter di adesione, fu designato dall’Italia a ricoprire l’incarico di direttore esecutivo nel Board (consiglio dei direttori) del Fondo monetario internazionale (FMI).
Nel 1948 fu nominato da Einaudi, allora presidente della Repubblica, consulente generale dell’Ufficio italiano dei cambi.
Dopo aver ricoperto altri numerosi ed importanti incarichi interni ed internazionali, nel 1959, assunse l’incarico di direttore generale della Banca d’Italia, di cui divenne governatore nel 1960, succedendo a Menichella.
Fu questo il periodo di maggior impegno e successo della sua carriera. Qui potenziò il Servizio studi della Banca trasformandolo in una fucina di nuovi dirigenti del paese e in una vera scuola di economia.

Nel 1975 decise di lasciare volontariamente la Banca d’Italia, optando per l’attività imprenditoriale. Nel 1976 divenne presidente di Impresit International (società del gruppo FIAT) e, in questa veste, accogliendo la proposta di Gianni Agnelli, assunse la presidenza di Confindustria.
Un’altra iniziativa fu nel 1978 la rifondazione in senso laico dell’università cattolica Pro Deo, che venne ribattezzata LUISS (Libera università internazionale degli studi sociali) e che oggi porta il nome Guido Carli .

Il 26 giugno 1983 iniziò l’ultima fase della sua vita pubblica, con un impegno diretto nella vita politica, quando venne eletto senatore nelle file della Democrazia Cristiana prima nel collegio di Milano e poi di Brescia. Fu ministro del Tesoro nel VI e nel VII governo Andreotti.
Negli anni dal 1985 al 1990, eletto consigliere comunale a Comacchio, la città d'origine familiare, diede il proprio auterevole contributo.
Morì a Spoleto il 23 aprile 1993.

ultima modifica 29/08/2017 14:22
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