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Filippo Carli

Nasce a Comacchio l'8 marzo 1876, da Lorenzo e da Aventina Gentili. Laureatosi in giurisprudenza, fu nominato giovanissimo segretario della C.C.I.A.A di Brescia, dove seppe interpretare il proprio ruolo con un'attività professionale che si allargava a una singolare varietà di richiami ideologici e di interessi culturali

Sostenuto dal ceto imprenditoriale locale, notevolmente evoluto agli inizi del Novecento, Carli, per tutelare gli interessi della nascente industria nazionale, nel quadro delle teorie economiche del momento, si battè per una stretta doganale protezionistica e per una riduzione dei carichi fiscali sull'industria di base.
Queste preoccupazioni si combinavano spontaneamente con la curiosità per la sociologia, con tutta la sua insistenza sulla dimensione collettiva dei fenomeni sociali e sugli aspetti incipienti del costume di massa.
Fino allo scoppio del conflitto mondiale coltivò soprattutto studi di statistica applicata e di geografia economica.

Nel 1914 arrivò il successo politico. In occasione del congresso nazionalista di Milano, Carli redasse con Rocco, a cui si era nel frattempo legato, una relazione su "I principi fondamentali del nazionalismo economico".
L'avversione della scuola liberale di Luigi Einaudi fu all'origine della tardiva consacrazione universitaria, maturata solo nel 1923 con un incarico di sociologia a Padova.

Nel 1919 Carli abbandonò i nazionalisti e si avvicinò alla destra del movimento socialista col dichiarato intento di arginare il bolscevismo.
Pur senza rinunciare ai traguardi peculiari del suo laburismo nazionale, cioè a un'ipotesi sociale di Stato totalitario, l'avvicinamento al Regime cominciò intorno al 1926, con il varo della legge Rocco sulla disciplina giuridica dei rapporti di lavoro.
Come e più di Bottai, Carli vedeva nelle corporazioni un'articolazione della mano pubblica e uno strumento istituzionalmente preposto ad attuare politiche di piano non neutrali, non genericamente indicative o predittive ma volte al superamento delle fluttuazioni cicliche e delle crisi periodiche del sistema capitalistico.

Nel 1928, vincitore di concorso fu chiamato alla cattedra di economia politica nell'università di Pisa, ove protesse i giovani della fronda fascista dal tetro conformismo dei professori di regime.

Morì a Roma il 27 maggio 1938.
Se il figlio Guido è una figura eminente della storia economica contemporanea, va ricordato che Filippo Carli, con i suoi scritti e la sua opera nell'ambito delle istituzioni, è stato comunque uno degli animatori del dibattito culturale italiano del primo Novecento.

ultima modifica 29/08/2017 14:20
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