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Alessandro Zappata

Scrittore

Letterato di “scuola carducciana”, a lui è stata intitolata la Scuola Media di Comacchio

Nasce a Comacchio il 16 dicembre 1860 da Filippo e Caterina Cavalieri d’Oro. Il padre Filippo, musicista, era un ottimo compositore d’opere e di musica sacra. Precocemente orfano del padre (scomparso il 30 ottobre 1878) si laurea a Bologna prima in Legge (1884) e successivamente si iscrive a Lettere (laureandosi nel 1886).

Dopo aver insegnato in varie parti d’Italia si stabilisce al liceo di Ancona, città ove rimase fino alla morte avvenuta il 1 febbraio 1929 (probabilmente anche per la mancanza in patria, che visitava comunque ogni anno assieme a moglie e figli, di analogo istituto di istruzione superiore),

Di fede religiosa profondamente sentita, viene pubblicamente commemorato come multum demissus homo. Un poco schivo e ritroso, amante del silenzio e della quiete: “Quel suo andar tutto solo a passeggio, sul far della sera, per vie fuori mano. Quel suo far visita di malavoglia e per non esser tacciato di asocialità a parenti, conoscenti ed amici”. Gli onori egli non li desiderava, gli piace anzi la sua libera povertà.

Nascosto tutto il giorno in una stanzetta legge assiduamente i suoi greci e i suoi latini e, quando amore spira, scrive qualche verso.

Latinista, nel 1896 compose il suo primo carme, che ricevette nel 1897 la prima lode. Da allora ogni anno scrisse e inviò ad Amsterdam un poema latino.

Il 29 dicembre 1928, a poco più di un mese dalla sua morte, finiva il suo trentatreesimo. Il Mater Iesu et mater Iudae (La Madre di Gesù e la madre di Giuda) che, quasi un oscar alla carriera, ottenne la medaglia aurea.

Mater Iesu et mater Iudae

La composizione poetica è il compatimento della madre di Giuda, la quale al dolore per il “tradimento” perpetrato dal figlio aggiunge quello di vederlo cadavere penzolante dal pacifico ulivo che era stato innocente testimone del suo misfatto, di quel bacio con cui Giuda tradì l’amico e maestro.

In lei, nella madre del traditore accasciata al suolo s’imbattono venendo dal Sepolcro Maria Maddalena e la Madre di Gesù, del Tradito, di Colui che Hostia Amoris s’era immolato anche per chi con un bacio l’aveva tradito.

L’incontro tra le due madri è il punto più alto del carme ed è scandito da un lato dalle parole “sanguinanti” della madre di Giuda e dall’altro da quelle di perdono della Madre di Gesù, che nella creatura che ha davanti non vede la madre del traditore ma semplicemente una madre, una madre invecchiata dal dolore e innocente.

Mirabilmente “La Madre di Gesù chiuse con entrambe le palme il volto rugoso della donna infelice, gli impresse un bacio soave e, sollevatola da terra e abbracciandola pietosamente, disse: d’ora innanzi sarai per me sorella, non avere paura, seguimi. Morendo sulla croce, Gesù a tutti insegna l’amore che non muore”.

ultima modifica 29/08/2017 14:18
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